COINVOLGERE I COLLABORATORI

Il secondo fattore più importante nella motivazione dei collaboratori è: FARLI SENTIRE PARTE DEGLI ASPETTI DEL LAVORO. Ha a che fare con il mantenere i collaboratori coinvolti e informati di quel che accade in azienda. Renderli partecipi delle cose. 

personale

Ha a che fare con l’ascolto e farli sentire importanti. Significa partecipazione attiva. Scambio di informazioni e di dati sull’andamento aziendale o del settore di appartenenza. Significa che le persone non sono considerati ingranaggi della macchina ma la macchina stessa. Le persone sono indispensabili se sono parte integrante del miglioramento delle performance aziendali. Capisco di andare contro corrente enunciando questa cosa ma ne sono convinto nel profondo. Certo gli “scollaboratori” non sono indispensabili. Le persone cavillosamente critiche e negative non sono indispensabili. Giusto. Ma coloro che sono appassionate al loro lavoro, che aiutano a migliorare le cose, che sono motivate ad aiutare l’azienda sono tutte persone assolutamente indispensabili. Alcuni anni or sono stavo leggendo un bel libro che parlava proprio di questo argomento. Diceva che c’erano alcuni che affermavano che non c’erano persone indispensabili in azienda e che coloro che pensavano il contrario potevano farsi un bel giro al cimitero e rendersi conto che tutti quelli seppelliti li erano anche loro “indispensabili”. Eppure le cose erano continuate anche senza di loro. Beh, continuava il libro, alle persone con queste idee, l’autore consigliava di fare loro un bel giro al cimitero e guardare attentamente i nomi delle persone sepolte. Tra di loro avrebbero trovato molti senza i quali oggi, con il loro personale contributo, non saremmo arrivati al punto di crescita e di benessere a cui siamo arrivati oggi. Non sappiamo se, senza di loro, saremmo mai approdati a realizzare quelle scoperte e quelle intuizioni senza le quali oggi il mondo dell’industria o dell’impresa sarebbe giunto.

NOTA IMPORTANTE:

È un retaggio culturale dell’azienda autoritaria/padronale quello di ritenere che: “meno i collaboratori sanno e meglio è”. L’idea è che si possa esercitare un maggiore controllo delle persone tramite l’ignoranza. Esempi di ciò sono idee del tipo: “…non dico nulla di come va l’azienda altrimenti se sanno come andiamo si fanno l’idea che guadagno troppo…”, “…non metto al corrente le persone dei numeri dell’azienda altrimenti mi chiedono l’aumento…”, “…non parlo di come stiamo andando, ne delle cose buone ne delle cose cattive che succedono, altrimenti vogliono metterci il becco e mi criticano…”. Tutto questo nella convinzione che si possa dirigere meglio l’azienda. È un vero paradosso. Siamo nell’era di internet, nell’era della condivisione della conoscenza e sono ancora convinti che l’ignoranza sia lo strumento migliore per controllare le persone. Ho conosciuto personalmente un collaboratore che lavorava nell’azienda da quasi 20 anni. Ebbene non gli avevano mai espressamente detto quanto fosse il fatturato. Quanto fosse cresciuta o meno l’azienda negli anni. Niente. Qualcuno potrebbe obiettare che andando sul WEB chiunque oggi possa conoscere il fatturato della propria azienda essendo, quest’ultimo, un dato pubblico. Vero. Ma mi chiedo: io che lavoro in un’azienda da quasi 20 anni devo andare sul WEB per sapere come va la mia azienda? Semplicemente assurdo.

Immagina che un giorno un tuo collaboratore vada dal suo titolare a dirgli: “…sa, ci pensavo da qualche giorno. Se dipingessimo le pareti del capannone in un colore più vivo si lavorerebbe meglio…” Mi immagino lo sguardo tra il sorpreso e lo scocciato dell’imprenditore. Mi immagino una risposta del tipo: “…ma invece di pensare a queste stupidaggini perché non ti dai più da fare e non vai a lavorare che siamo indietro con le consegne. Dipingere le pareti. Ma dimmi se devo stare ad ascoltare queste cose!…”. Vedete, quello che è stato affermato dal collaboratore potrebbe o meno essere di un qualche valore ma agendo così stiamo perdendo un’opportunità di motivazione enorme. Non sto dicendo che avremmo dovuto prendere per buono il suggerimento e metterci tutti quanti con rulli e pennelli a dipingere pareti con colori sgargianti. Sto affermando che rispondendo in quel modo quell’imprenditore si è concentrato troppo sul merito di quell’affermazione e ha mancato grandemente il concetto più importante: quel collaboratore ha speso del suo tempo e della sua energia per suggerire qualcosa per migliorare le performance aziendali. Rispondendo male o dando l’idea che quel suggerimento fosse assolutamente inutile ha prodotto nel dipendente una demotivazione per contribuire al miglioramento del lavoro e dell’efficacia del lavoro. Si può facilmente prevedere che se, nel futuro, quella stessa persona notasse qualche cosa che fosse davvero utile al miglioramento delle performance, potete stare sicuri che non ve lo dirà. Garantito.

Cosa diversa sarebbe stata se la risposta del titolare fosse stata qualcosa del tipo: “…capisco, oggi l’imbiancatura non è una priorità aziendale. Però non appena decideremo di rinfrescare i locali ti farò sapere e magari ci darai qualche consiglio. Comunque se ti dovessero venire altre idee per migliorare il lavoro o i risultati che stiamo ottenendo, ti prego di comunicarmeli. Ok?…”

Questo atteggiamento avrebbe preservato il coinvolgimento del collaboratore e lo avrebbe mantenuto vivo e attento su quello che potrebbe migliorare. Ricordiamoci che i suggerimenti che vengono da chi opera in prima linea possono, frequentemente, essere di particolare valore.

Ascoltare e coinvolgere i propri collaboratori è una funzione fondamentale nella motivazione e del clima aziendale.

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