COSA COMPRA IL MERCATO

John Gerzema, uno dei pensatori più influenti del marketing, è da tempo che va affermando che il modo di consumare dei clienti è radicalmente mutato. Le sue teorie su cosa influenza oggi chi acquista sono a dir poco affascinanti. Si capisce che ne sa e vi invito a cercare su internet ulteriori approfondimenti.

Personalmente le mie riflessioni sono maggiormente indirizzate ai fattori della qualità delle scelte del consumatore. Il mercato sembra dividersi tra coloro che cercano il super economico e coloro che invece sono disposti a pagare di più per ricevere prodotti e/o servizi di vera eccellenza. Sembra finita l’epoca del “matrimonio” QUALITÁ e PREZZO. La forbice è aperta in maniera definitiva dividendo sempre più il prezzo dalla qualità. Sono ormai pochi i settori che possono continuare ancora per un po’ a far incontrare i due elementi ottimizzando i processi e innalzando la produttività.

La qualità appartiene assolutamente al mondo dell’intangibile, eppure diventa sempre più determinante nella fase della scelta. Nel mondo dei servizi si va sempre più delineando la figura del vero professionista. Vero professionista è colui che umanamente e personalmente è in grado di offrire un valore assolutamente unico e di valore. Nei prodotti la qualità è assoluta che include innovazione, estetica, bisogni risolti e personalizzazione.

Il mercato è sempre meno disposto a pagare la mediocrità.

In azienda ciò si manifesta con sempre meno collaboratori che riescono davvero a fare la differenza per i clienti e un numero sempre maggiore di loro che dimostrano “qualità a tempo”. Significa che riescono a gestire ed ottenere risultati per un certo periodo di tempo ma, dopo un po’ di tempo, apriranno le orecchie dei loro clienti alla concorrenza. Lentamente ma inesorabilmente.

Ritorna a mio parere la guerra dei talenti prospettata da McKinsey alla fine degli anni 90. Questa volta la sfida è più dura e difficile. Far crescere le persone velocemente è una battaglia ardua. Trovare persone di qualità sul mercato del lavoro è un impegno costante che non sempre paga immediatamente. Eppure io sono convinto che ci siano talenti nascosti sia dentro che fuori dell’azienda. L’imprenditore deve impegnarsi per diventare talent scout. Trovare e far emergere il meglio dalle persone che ha e saper scegliere le persone migliori che sono alla ricerca di un azienda nella quale esprimersi.

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