IL PARADOSSO TRUMP

“You have to think anyway, so why not think big?”. Ovvero: in ogni caso tu devi pensare, quindi perché non pensare in grande?  Vi svelo subito chi lo ha detto: Donald Trump. Possiamo legittimamente detestarlo, combattere le sue ideologie e perfino ritenere che sia una catastrofe il fatto che abbia in mano le redini della più grande potenza del mondo. Ma non possiamo non riconoscere, pur non assumendolo a modello, che Trump possieda indubbie capacità di leadership. Semmai, possiamo discutere su come li indirizzi.

Paul Glatzhofer, che di leadership si occupa per una società di Pittsburgh specializzata nel campo delle risorse umane, recentemente ha scritto che Trump in materia alcune cose può davvero insegnarcele. Per spiegare il suo approccio Glatzhofer ha usato la stessa espressione che è il titolo di un mio libro: si è definito un “bicchiere mezzo pieno”. Cioè lui, come ciascuno di noi, ha le sue convinzioni ma non è così ottuso da non conservare uno spazio per recepire ciò che di buono proviene eventualmente da altri. Lo trovo un concetto condivisibile.

E allora, pur con i necessari filtri e tutte le riserve riguardo lo stile, cosa si può imparare da Trump? Innanzitutto il goal setting, la capacità di programmare e realizzare quello che lui pensa in grande. Si dice che i leader sono visionari, ma nel concetto va incluso che deve essere chiara la visione non solo del risultato ultimo ma di tutti i passi essenziali da compiere perché possa essere raggiunto.

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