La capacità di riconoscere, inquadrare, analizzare, affrontare e risolvere un problema è una qualità richiesta non solo alle figure che stanno ai vertici di un’organizzazione ma a tutti coloro che ne fanno parte. Tutt’al più ciò che può cambiare, a seconda delle posizioni che si ricoprono, saranno eventualmente le dimensioni dei problemi.

          Possedere capacità di problem solving non significa tuttavia semplicemente essere in grado di risolvere situazioni problematiche in campi o in materie in cui si è esperti (azzeccare una terapia per un medico o stabilire come effettuare un consolidamento statico per un ingegnere). Un individuo che ha abilità nel problem solving la manifesta in qualsiasi ambito, sia che si tratti di problemi di natura personale, interpersonale o relativi ad organizzazioni.

Un importante step per indagare e “misurare” il problem solving, così come altre soft skills consiste nello strumento del Talent Discovery.

Alcuni approfondimenti su questo tema li ho trattati in un paio di articoli del mio blog quando citavo che le soft skill oggi non sono più un opzione, oppure quando sottolineavo le competenze soft oggi necessarie per ottenere grandi risultati di vendita.

          L’importanza crescente del problem solving, quale che sia il ruolo operativo, è testimoniata anche dalle più recenti ricerche. Per tutte ne citiamo una effettuata da Manpower fra il marzo e l’aprile del 2015 su un campione di 1.612 aziende, invitate ad indicare, fra una rosa di 20 cosiddette soft skills, le 9 ritenute più significative nella selezione del personale. Le 20 soft skills prese in considerazione erano: pianificazione, diffusione dei saperi, energia, organizzazione, leadership, assunzione del rischio, problem solving, coinvolgimento, sensemaking, decision making, collaborazione, iniziativa, interculturalità, apertura al nuovo, orientamento al risultato, integrazione organizzativa, visione d’insieme, visione strategica, gestione delle informazioni e innovazione.

          Ebbene, proprio il problem solving, come si vede graficamente nell’immagine qui sotto, ha occupato il primo posto: il 77% delle aziende interpellate lo ha giudicato un requisito fondamentale, più ancora dell’orientamento al risultato. Nel 2014 un’analoga indagine, sempre commissionata da Manpower, aveva indicato il problem solving come la prima e principale caratteristica che qualifica le capacità di un manager.

Per quanto possa essere un dono innato, il problem solving, insieme ad altre competenze, vanno allenate, approfondite, studiate e allenate nuovamente. Si tratta di un lavoro costante. Nella Business School di ONE 4 è una pratica continua.


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