IMPRENDITORE O PSICOLOGO? EPPURE…

IMPRENDITORE O PSICOLOGO? EPPURE…

L’espressione “capitale umano” ormai è diventata piuttosto familiare. A coniarla fu nel 1928 Arthur Pigou, un economista inglese, che in un suo libro intitolato “Studio sulla finanza pubblica” sostenne che investire in capitale umano era non meno importante che farlo in capitale materiale. Ben due secoli prima un altro economista suo conterraneo, William Petty, aveva avanzato l’idea che nel calcolo della ricchezza nazionale di un paese andava considerata, e di conseguenza stimata, la capacità di produrla da quanti ne facevano parte.

Non è un caso che, fin dal suo apparire, all’espressione “capitale umano” si sia costantemente associato il concetto di “investimento”. È un binomio inscindibile che ha caratterizzato anche gli studi negli anni ’60 di Theodore Schulz e Gary Becker, entrambi in seguito insigniti del Premio Nobel.

Si investe per incrementare ciò che si possiede o di cui si entra in possesso e nessuno si sogna più di mettere in discussione che la prosperità di un paese, o di un’azienda, sia strettamente connessa allo sviluppo del suo capitale umano, in termini di accumulo di conoscenze, di competenze e di abilità. Per qualsiasi organizzazione un aspetto primario tuttavia è rappresentato dalla scelta delle persone. Immediatamente in subordine viene l’assegnazione dei ruoli.

Fin dall’antichità ci si è interrogati su quali fossero i metodi e i criteri più opportuni per ridurre il margine di errori. Aristotele, vissuto quattro secoli prima di Cristo, manifestò la convinzione che ci si dovesse basare sui tratti somatici ed in particolare sulla fronte: grande era indizio di pigrizia, piccola di volubilità, ampia di eccitabilità e gonfia di irascibilità. Curiosamente fino agli inizi del secolo scorso teorie di questo genere hanno trovato credito.

Con l’avvento della rivoluzione industriale e il progressivo sviluppo di mercati sempre più concorrenziali si è avvertita l’esigenza di disporre di strumenti oggettivi ad integrazione e a sostegno delle valutazioni soggettive. Oggi, secondo i dati contenuti nell’ultimo “Global Human Capital Trend” curato annualmente dalla Deloitte, il 71% delle aziende reputa un’alta priorità l’analisi delle persone. In cima alla graduatoria figurano tre paesi che rientrano nel novero delle cosiddette economie emergenti: Brasile, India e Cina, con percentuali al di sopra dell’80%. L’Italia è al sesto posto (76%), preceduta da Gran Bretagna e Giappone ma spalla a spalla con gli Stati Uniti, nazione nella quale l’utilizzo di test ha una lunga storia e una enorme diffusione.

Nei processi di selezione del personale gli strumenti di analisi delle capacità cognitive, delle attitudini, della personalità e dei comportamenti costituiscono soltanto un pezzo del puzzle. Ma si tratta decisamente di un pezzo essenziale.

Questa è l’introduzione di un ottimo e-book sull’analisi del personale, lo sviluppo del capitale umano e gli strumenti che un manager ha oggi a disposizione per gestire al meglio il suo team.

Ne parlai già in nell’articolo: Strumento di assessment

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Un pensiero riguardo “IMPRENDITORE O PSICOLOGO? EPPURE…

  1. In un momento storico di mercato che è cambiato e che certamente è più difficile rispetto a qualche tempo fa il capitale umano di un’azienda diventa una risorsa imprescindibile. Oggi sono richieste molteplici capacità che si intersecano ad ogni passo e quindi abbiamo necessità di trovare collaboratori che si inseriscano in tale processo. In altre parole dobbiamo attrezzarci con cognizione di causa. Buon lavoro.

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