La Juve e la regola ABR “Always Be Recruiting”

La Juve e la regola ABR “Always Be Recruiting”

Salvo sorprese la Juventus si sta avviando a vincere il suo ottavo scudetto consecutivo. Dal 1898, da quando cioè esiste la Serie A, non si è mai vista una striscia così lunga. Come si spiega l’ininterrotto strapotere dei bianconeri? Certamente ha molto a che fare con il miliardo di euro investito negli ultimi dieci anni sul calciomercato: nessuna delle concorrenti possedeva simili capacità di spesa, compresa – ahimè – la mia Inter. Ma c’è un altro aspetto da prendere in considerazione: la Juventus stagione dopo stagione ha gestito al meglio le risorse umane esistenti e nel contempo ne ha gradualmente inserite altre di qualità più elevata. Il primo scudetto lo ha vinto con i gol di Matri e Quagliarella, poi via via a dare sempre più peso all’attacco si sono avvicendati Vucinic, Llorente, Tevez, Mandzukic, Dybala, Higuain e da ultimo Cristiano Ronaldo. Se c’è un motto che la dirigenza non ha mai seguito è“squadra che vince non si cambia”. Anche se vince, ci sono sempre opportunità per migliorarla. E se ci sono, perché non coglierle?  

“Gestire al meglio le risorse umane esistenti mentre si inseriscono risorse di qualità più elevata” è stato esattamente il filo conduttore del mio intervento in un recente incontro organizzato da ONE4 con il patrocinio di CDO Insubria. Per chi non è delle nostre parti, l’Insubria è la cosiddetta regione dei laghi prealpini, si estende a cavallo fra Lombardia e Piemonte e include anche il Canton Ticino. In termini di PIL vale 50 miliardi di euro, più delle Marche, del Friuli o della Liguria e il doppio di Islanda o Estonia. CDO Insubria, benché costituita solo nel 2015, ha già messo in rete oltre 1.500 imprese.           

Nel calcio le carriere sono brevi ed il turn over sfrenato. Ammetto perciò che il paragone fra un club sportivo ed un’impresa di servizi o manifatturiera sia un po’ forzato. Ma è un fatto che le aziende che vanno per la maggiore seguono quella che nei paesi anglosassoni chiamano la regola ABR, acronimo che sta per “Always be recruiting”. Cioè: essere sempre in selezione. Microsoft ad esempio ha addirittura una postazione fissa all’University of Illinois di Urbana-Champaign, la stessa dove attualmente è in corso la costruzione del computer più veloce del mondo, per riuscire a reclutare i migliori studenti prima ancora che completino gli studi.

Mi immagino l’obiezione: Microsoft è un colosso che ha 131 mila dipendenti nel mondo ed ha effettuato 11 mila assunzioni nel solo 2017. Insomma è tutto un altro paio di maniche. Vero. C’è però una sostanziale differenza fra un recruitment di tipo proattivo e un recruitment di tipo semplicemente reattivo, ovvero che si mette in moto perché di colpo si è di fronte a una lettera di dimissioni o a un congedo per maternità. In questi casi, per lo stato di necessità e di conseguenza la ristrettezza dei tempi, spesso si finisce per accontentarsi del candidato che ci appare “meno peggio”. Eppoi,scusate, una domanda: se anche al momento non ci fossero posizioni vacanti e in giro fosse disponibile il CR7 dei venditori, cosa fareste? Lascerete che se lo accaparrasse la concorrenza?

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