L’AZIENDA RELAZIONALE, UN’UTOPIA O UNA REALTA’ DA COSTRUIRE?

L’azienda relazionale si differenzia per uno stile di gestione basato sulla componente intangibile e prevalentemente sulle relazioni. Si privilegiano il contatto, i momenti di incontro, il confronto diretto e si lascia molto spazio per l’iniziativa individuale.

In essa l’individualità e l’attività di gruppo trovano la giusta sintesi e convivono efficacemente. I valori, le mete e gli obiettivi sono conosciuti e condivisi, di conseguenza molto presenti nelle comunicazioni e nelle attività lavorative.

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Confutando l’idea piuttosto diffusa ma ormai obsoleta secondo cui “sul luogo di lavoro bisogna mantenere separato l’aspetto professionale da quello personale”, nell’azienda relazionale troviamo il giusto equilibrio tra entrambi. Il fatto che le persone ricevano attenzione anche sul lato personale rende il clima aziendale più positivo e motivante.

Una delle caratteristiche principali che contraddistingue l’azienda relazionale è la cultura della crescita. Si esplica nel fatto di creare possibilità di crescita sia verticale, sia orizzontale. Per crescita verticale si intende il “fare carriera” in senso classico, mentre con crescita orizzontale si intende tutta una serie di itinerari alternativi legati a progetti che coinvolgono i collaboratori dell’azienda sia in iniziative create dal management sia in iniziative individuali che portano valore aggiunto all’azienda.

Le attività di apprendistato e formazione sono intense e regolari e concepite con lo scopo di far crescere personalmente e professionalmente i collaboratori, non solo di istruirli o correggerli. Non sono appannaggio di poche persone considerate “importanti”, ma sono fruibili da parte di tutto il gruppo, anche ai livelli più bassi dell’organigramma.

Affinché un’azienda relazionale continui a mantenersi tale devono essere presenti e costantemente riaffermati, sia dalle politiche aziendali sia dalle comunicazioni e dalle attività intraprese, alcuni valori fondamentali quali la fiducia, la meritocrazia e la giustizia. Questi sono i tre pilastri su cui si regge un’azienda relazionale.

Il clima che le persone respirano è permeato di fiducia; non si tratta solo di ricevere apprezzamenti o riconoscimenti per il lavoro, ma anche di sentire di essere presi in considerazione da parte del management in occasione di iniziative, eventi o attività di rilievo per l’azienda, oppure di avere autonomia operativa per realizzare i progetti che l’azienda ha definito.

Il management si accorge dei buoni risultati e offre o costruisce opportunità per chi li ha prodotti. In azienda si sa che le persone più produttive sono valorizzate.

L’etica inizia ad avere una forte rilevanza; non si tratta più di attuare provvedimenti disciplinari, ma di un concetto più nobile che ha a che vedere con la giustizia. In un’azienda relazionale, infatti, il fattore della giustizia entra in gioco non come strumento punitivo, ma come tutela dei diritti e delle opportunità delle persone veramente meritevoli e di valore. Per esempio, una persona molto competente nel suo lavoro ma con pessimi rapporti interpersonali nell’azienda relazionale non viene tollerata; a prescindere dalla sua produttività o capacità, l’applicazione della giustizia richiede che questa persona venga allontanata dal gruppo, al fine di proteggere il clima positivo e motivante che le persone più produttive meritano di poter godere.

Le riunioni sono uno degli strumenti principali per la prevenzione dei problemi e la gestione della crescita aziendale. E tale strumento non viene utilizzato solo ai livelli alti dell’organigramma (riunione del consiglio d’amministrazione o riunione di programmazione produzione), ma scende anche ai livelli più bassi, rappresentando un mezzo per incontrarsi e organizzare il lavoro anche all’interno di un settore dell’azienda o di un ufficio.

L’approccio verso la crescita quantitativa del gruppo è fortemente inclusivo; l’azienda è concentrata sull’inserire persone positive, allegre e che portino valore aggiunto, piuttosto che privilegiare esclusivamente la competenza tecnica o il curriculum vitae.

La selezione non è semplicemente un’attività volta a risolvere emergenze (sostituire un’impiegata che va in maternità) o a gestire aspetti produttivi (c’è più lavoro in officina e quindi serve un altro operaio), ma rappresenta un’attività di sviluppo di nuove iniziative o nuovi progetti, che richiedono nuove risorse.

Chi si occupa della ricerca e selezione del personale è un responsabile rilevante all’interno della struttura gerarchica ed è orientato a privilegiare gli aspetti di relazione rispetto a quelli burocratici o formali.

L’azienda relazionale non è un insieme di individui ma è in realtà ciò che si avvicina maggiormente al concetto di vero gruppo. E per vero gruppo intendiamo un insieme di individui produttivi che condividono uno scopo e che operano in coordinazione di sforzi e di intenti verso la realizzazione di obiettivi comuni. Utilizziamo la locuzione “vero gruppo” per differenziare il concetto da quello di “gruppo”. Un gruppo semplicemente si limita a condividere la parte tangibile (spazi operativi, strumenti di lavoro, materiali); i membri di un vero gruppo, oltre a condividere la parte tangibile,  possiedono in comune anche il lato intangibile (scopi, valori, principi, emozioni). A prescindere dal fatto che le persone possano avvicendarsi o che qualcuno possa lasciare l’azienda, l’essenza del vero gruppo rimane comunque immutata, poiché è un patrimonio collettivo che non dipende dai singoli membri.

Il potenziale di persistenza dell’azienda sul mercato è estremamente elevato; nella misura in cui manterrà salde le attività di ricerca e sviluppo, nonché l’attenzione e la cura verso i clienti, saprà trasformare le problematiche o le difficoltà che incontra in soluzioni future per nuovi prodotti o servizi.

Estratto dal libro “SCEGLI CHI TI AIUTA”

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