PREPARIAMOCI AL PEGGIO di Roberto Gorini

Ho assistito ad un paio di conferenze del mio amico Roberto Gorini sul tema dello scenario economico e sulle previsione e le analisi che faceva in maniera attenta e oculata. Ogni volta ne sono uscito un po’ malconcio ma più consapevole. Ascoltarlo e leggerlo è, in ogni caso, un toccasana per la propria prosperità futura. Per approfondimenti consiglio di visitare il suo blog – www.robertogorini.it .

Ecco il suo ultimo articolo, una vera e propria bomba. Da leggere tutto d’un fiato.

” La crisi non è finita, il peggio deve ancora arrivare, punto e basta. Questa è la dura verità. Sono almeno tre anni che nei miei interventi con imprenditori e liberi professionisti esprimo la mia opinione “pessimista” sul futuro dell’economia, ma è difficile non esserlo quando si capisce come funziona il sistema finanziario mondiale. Tranquilli però, non scomparirà il mercato e tanto meno l’umanità, e questa è la parte ottimista della storia.

Questo è ciò che sta succedendo.

Gli stati mantengono uno apparato sociale che vive al di sopra delle proprie possibilità, appesantito da assistenzialismi  e corruzione. I debiti degli stati vengono coperti da denaro stampato dal nulla gentilmente offerto dal sistema bancario centrale (indipendente), che in cambio ha il monopolio sulla gestione della moneta. Queste continue iniezioni di denaro  svalutano le valute e quindi i cittadini pagano con un minor potere d’acquisto del proprio denaro (inflazione).

La produzione di moneta dal nulla è la causa di tutti i mali. Non solo crea inflazione e inefficienza sociale, ma anche bolle speculative, cattive allocazioni degli investimenti e aumento del rischio morale. Tutte cose di cui mi occuperò nei prossimi articoli. Qui vorrei concentrarmi sulla deriva socio-economica.

Si potrebbe pensare che gli stati supportano i cittadini spendendo più di quello che possono prelevando poi dalle tasche degli stessi quello che gli serve. Quindi tutto sommato un sistema equo. E invece i problemi sono molti:

1) la trasparenza, le tasse devono essere trasparenti, l’inflazione per esempio non lo è, entra nelle tasche dei contribuenti senza che nessuno se ne accorga,

2) la corretta redistribuzione della ricchezza; gli stati non danno e prendono agli stessi cittadini, prendono da alcuni e versano ad altri, tendenzialmente gli amici degli amici, i grandi industriali o le riserve di voti,

3) il rischio morale; se a pagare è comunque sempre il popolo (vedi i salvataggi bancari, le privatizzazioni amichevoli, gli ammortizzatori sociali per le grandi industrie) la propensione al rischio aumenta a dismisura perché “se vinco incasso, se perdo socializzo”

Tutti questi effetti creano iniquità sociali e tensioni, ma la causa è sempre la stessa: la gestione del denaro. Tutto ciò è reso possibile dal fatto che il denaro può essere creato dal nulla e dato a qualcuno con una certa discrezionalità.

E’ importante oggi non farci distrarre dagli “effetti” e concentrarci sulle “cause”. Negli ultimi tempi la tensione sociale è crescente. Ho sentito tante persone intelligenti e che stimo sostenere, in ordine casuale, che:

” se la chiesa pagasse l’imposta patrimoniale avremmo risolto i nostri problemi “, “se tutti pagassero le tasse non ci troveremmo a questo punto”, “non possiamo sostenere i costi degli extra comunitari che vengono nel nostro paese”, “la colpa è degli statali che sono troppi e non lavorano”, “i cinesi ci rubano il lavoro in maniera disonesta”, etc…

Ce n’è per tutti. Serve un capro espiatorio. Ma questa è una deriva del tutti contro tutti, dove la delazione fiscale e l’intolleranza sono visti come atti patriottici. Non facciamoci distrarre da demagogie politiche, il problema è proprio la politica economica che ha portato a una crisi di valori.

Evitiamo le divisioni e concentriamo le nostre energie per combattere questo sistema politico-economico iniquo.

Prepariamoci al peggio, e per farlo riscopriamo e manteniamo vivi alcuni valori che oggi sono messi a dura prova:

1) l’amore per la libertà, evitiamo in questi momenti di crisi di sostenere derive autoritarie

2) la tolleranza, non è del “debole” che dobbiamo avere diffidenza ma del “potente”

3) la resistenza, il coraggio di resistere uniti e combattere un sistema iniquo senza farsi distrarre dalla demagogia

4) la fiducia nei propri mezzi, e nella capacità di far fronte alle proprie esigenze di sussistenza senza pretendere miracoli dall’alto (meno scioperi e più intraprendenza)

5) la serenità, e la consapevolezza che tutto ciò che può accadere è già successo e succederà ancora, ma la nostra esperienza in questo pazzo mondo è sempre continuata.

In buona sostanza i valori di una buona coesistenza sociale sono ciò di cui abbiamo bisogno.  In momenti di crisi tendiamo a cercare i nemici, ma sono gli amici che ci salveranno. “

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